La mostra su El Greco a Treviso

La mostra su El Greco a Treviso

El Greco - crocifissione

Vernissage in grande stile, con la partecipazione di un numeroso pubblico, per la mostra El Greco in Italia. Metamorfosi di un genio: venerdì 23 ottobre ha preso il via a Treviso, nella Casa dei Carraresi, quella che è la più importante mostra dedicata al soggiorno italiano di questo pittore originale e dal linguaggio personale e sui generis nel panorama della pittura tra Cinque e Seicento, definito un “visionario illuminato”. Si tratta di un progetto scientifico ed espositivo di notevole spessore, con opere inedite, novità su questioni filologiche, scoperte attributive e prestiti irripetibili da musei e collezioni di tutto il mondo, che riflette bene la personalità e il modus operandi intraprendente e investigativo dello studioso di cui è l’anima, Lionello Puppi, storico dell’arte di fama internazionale e profondo conoscitore del periodo italiano di El Greco, che lo sta studiando da più di 50 anni. La mostra, come ha detto il curatore Puppi all’inaugurazione, “è un traguardo ma anche un nuovo punto di partenza: le mostre non si improvvisano e non si inventano”. El Greco in Italia diventa infatti un laboratorio di idee, riflessioni e spunti, che stimola la ricerca e soprattutto svela la passione e la competenza di chi l’ha organizzata e la straordinaria qualità artistica delle opere esposte. “Per linguaggio e cultura – ha spiegato Puppi ai giornalisti presenti in conferenza stampa – El Greco è italiano”, e attraverso il suo viaggio in Italia, compiuto nel decennio 1567-1576, “l’artista ha portato le icone nello spazio e nel tempo, l’immateriale nel quotidiano, lo ieratico nella realtà”.

Punto di partenza del percorso artistico di El Greco è proprio il mondo figurativo greco-bizantino. Nato nel 1541 nell’isola di Candia (attuale Creta), all’epoca possedimento veneziano, Domenikos Theotokopoulos muove i suoi primi passi di artista eseguendo icone, secondo la rigida tradizione bizantina, immagini sacre in cui l’invisibile diventa visibile, in cui le figure di Cristo, della Madonna e dei santi, su fondo oro, sono fisse, frontali, bidimensionali, fuori dal tempo e dallo spazio. Nel 1567 giunge a Venezia e qui, grazie al contatto con la moderna pittura di Tiziano, Tintoretto, Veronese e Bassano, avviene una “metamorfosi” nella sua arte. Anche il successivo viaggio a Roma, tra 1570 e 1572, sotto la protezione del cardinal Farnese, e le sue peripezie in altre città del Centro Italia (Umbria ed Emilia), dove rimane suggestionato da Michelangelo, Correggio e Parmigianino, saranno ulteriori punti di riferimento che contribuiranno a delineare la sua personalità artistica.

El Greco - cristo

Una mostra che ha – e che avrà – un’eco internazionale e per la quale Lionello Puppi e la sua equipe composta da storici dell’arte di alto e qualificato livello, insieme ai promotori, Fondazione Cassamarca di Dino De Poli e Kornice di Andrea Brunello, vanno giustamente fieri, perché rappresenta l’unico evento in Italia nell’ambito delle celebrazioni per il quarto centenario della morte del pittore, avvenuta nel 1614 a Toledo, che hanno visto impegnate soprattutto Spagna e Grecia. Due sono gli aspetti che la mostra indaga e approfondisce: come già detto, per la prima volta getta nuova luce su un momento cruciale e fondamentale nella sua formazione quale è il viaggio in Italia; e poi la sua influenza sugli artisti delle Avanguardie europee del Novecento, in primis Picasso, ammiratore delle sue opere, che ebbe a dire che “nessun pittore veneziano eccetto El Greco realizzava costruzioni cubiste”. La visione delle ben trenta opere di El Greco esposte nelle sale di Casa dei Carraresi, seguendo l’evoluzione del suo stile, colpisce ed emoziona, anche grazie al suggestivo allestimento dell’architetto Alberto Torsello che le esalta, attento nella scelta delle luci, dei colori e delle vetrine, e con i pannelli scuri che sembrano di velluto, simili ai fondali dei suoi ritratti.

Il percorso espositivo si articola in quattro sezioni. La prima, Le origini, muove dalla sua produzione cretese e dal suo esordio come pittore di icone. La piccola e rara tavola di San Demetrio, firmata, è una recente scoperta e riconosciuta come autentica. Dal ceppo bizantino parte El Greco, che riuscirà a modernizzare tale linguaggio. L’arrivo in Italia è per lui un balzo colossale: egli gioca la grande scommessa di tradurre l’icona secondo i sistemi di rappresentazione occidentali, caratterizzati soprattutto dalla presenza dell’uomo. Prezioso e pregevole è l’Altarolo per un miles christi, proveniente dalla Galleria Estense di Modena (eccezionalmente esposto per un solo mese), dipinto sia sul recto sia sul verso, in cui si nota già la virata del colore e dei guizzi di luce in chiave veneta. E proprio su Venezia pone la lente di ingrandimento la seconda sezione, La scintilla di un nuovo fuoco creativo. In relazione ad alcune opere del Greco sono esposti dipinti di Tiziano (come San Francesco riceve le stimmate del museo di Trapani), Jacopo Bassano (come i Santi Pietro e Paolo di Modena e la Fucina di Vulcano di Montecarlo), Tintoretto e Veronese, per evidenziare lo scambio e il dialogo. Interessante notare le ricerche luministiche presenti in Tintoretto e soprattutto nei pittori della famiglia Bassano, con i contrasti tra fonti di luce e oscurità da cui emergono le figure, che suggestionarono il pittore greco. Il famoso El suplon, il ragazzo che soffia su un tizzone acceso, capolavoro di El Greco di forte effetto per il gioco di luce, è accostato a quello medesimo di Leandro Bassano. I cieli, la capacità espressiva, le figure dinoccolate, i bagliori di luce, lo stravolgimento di forme e colori, elementi così caratteristici nelle opere del periodo spagnolo, nascono proprio dall’incontro con i pittori veneziani.

El Greco - pala

La mostra inoltre precisa meglio il rapporto tra il pittore candiota e Roma, tema della successiva sezione. Da segnalare la Guarigione del cieco nato e soprattutto la straordinaria galleria di ritratti, tra cui il Ritratto di un nobile gentiluomo della collezione Priester di Londra, al centro di una storia avventurosa: fu infatti requisito dai nazisti nel 1944 e, creduto per sempre scomparso, è stato recentemente ritrovato e restituito agli eredi del proprietario. In fondo a questa sala lo sguardo del visitatore incrocia il suggestivo volto di Cristo Salvatore benedicente, e poco più avanti una versione poco nota della Maddalena penitente, proveniente da Barcellona, attribuita da Puppi a El Greco, il quale si ispira alle celebri Maddalene tizianesche conosciute tramite le stampe di Cornelis Cort. Un’altra importante riscoperta attributiva è il Polittico di Bettona. In questa sezione sono presenti anche una stampa in chiaroscuro e un dipinto di Parmigianino, con le sue figure di santi allungate, raffinate ed eleganti, e una Sacra famiglia di Correggio. Dopo aver ammirato la notevole resa materica della sontuosa e pesante dalmatica di velluto indossata dal San Lorenzo di Monforte de Lemos, è tempo ormai di accostarsi alle ultime due sale che costituiscono l’ultima sezione, El Greco e i moderni, un dialogo tra Cinquecento e Novecento. La prima riguarda alcune interpretazioni sul tema della Crocifissione, anche alla luce delle normative della Controriforma cattolica: in particolare si segnalano i piccoli bronzi argentati di Guglielmo della Porta e di Giambologna, la grande Crocifissione di El Greco con un Cristo vivo e sinuoso sulla croce, immerso in un cielo drammatico e baluginante, eseguito con pennellate nervose, un piccolo olio su rame di collezione privata, dove El Greco, memore delle opere di Michelangelo viste a Roma, modella plasticamente il busto del Cristo morto, che sembra quasi emergere dal dipinto, e due crocifissioni inedite di Bacon. L’ultima sala vede vicini il grande cartone preparatorio delle Demoiselles d’Avignon di Picasso, mai esposto prima, eseguito dal pittore nel 1958, come base per la realizzazione di un arazzo per la famiglia statunitense Rockefeller, e due bozzetti di El Greco, Adorazione dei pastori e Battesimo di Cristo.

Un percorso ricco di fascino e sorprese, che mostra con forza come gli anni italiani non siano stati una semplice parentesi prima della fase spagnola ma determinanti e ricchi di stimoli figurativi e culturali per trasformare El Greco nel genio che è, con la capacità di sconvolgere e influenzare artisti successivi come Cezanne, Picasso e tanti altri.

Giorgio Reolon

El Greco